Associazione Studio Novecento
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ALLA RICERCA DELL'ANIMA DEL MONDO

testo di marco m. pernich

Un esperimento di teatro sciamanico.
Raccontare per l'ennesima volta la storia di Orfeo e della sua ricerca di Eurydice può sembrare poco più che un esercizio retorico. Se poi non ci sono chiavi di lettura particolarmente originali esperimenti visuali o altre geniali eccentricità ma anzi il racconto mutua da tutti i grandi che di Orrrfeo e Eurydice hanno riraccontato la storia -da Pavese a Magris- proponendo interpretazioni affascinanti dell'atto finale fino a Ritsos che ci racconta la morte di Orfeo viene legittimo il dubbio e la domanda: perché?
Qualcuno però ha detto che le storie tutte le storie possibili al mondo sono solo 32! E le hanno già raccontate tutte i Greci. E qualcun altro ha detto che gli dei “sono diventati malattie” (Jung). E qualcunaltro ancora ha aggiunto che avendo perso gli dei gli uomini hanno persol'anima -la propria e quella del mondo.
Il racconto allora trova la sua giustificazione nel tentativo di tornare ad essere un racconto terapeutico. Così come lo sciamano siberiano di cui si narra all'inizio del racconto raccontando guarisce un malato senza speranza allo stesso modo forse noi possiamo -come ci suggerisce Hillmann- cooperare alla guarigoine dell'anima del mondo malata facendo racconto.
Fare racconto infatti è fare anima.
Quindi nulla di misterioso o stupefacente -del resto Magris ci ha insegnato che il Mistero sdegna la paccottiglia del sensazionale- nessun viaggio ultramondano se non quello permesso all'immaginario dal raccontare niente erbe e incensi. Semplicemente il racconto come ricerca inesausta di frammenti di verità che balenano nell'interstizio tra le parole in una pausa in un cortocircuito imprevedibile.
Del resto da che mondo è modo gli uomini raccontano soprattutto per capire.
Così il viaggio di Orfeo nell’oltremondo è messo in relazione con quello dello sciamano siberiano o con i viaggi ultraterreni di Dante Ibn-Arabi Teseo Odisseo Enea etc. E con il pensiero di moderni pensatori che con l’archetipo hanno ritrovato un rapporto: Jung Hillmann Bolen. Guarda caso in fondo tutti discepoli di Platone.
E Platone diceva che in origine gli dei erano stelle. E Jung sostiene Jung oggi gli dei sono immagini della nostra anima. E dice Jean Bolen che in ognuno di noi c’è un ‘dio’ che determina il nostro carattere? E oggi l’anima del mondo è malata perché è malata la nostra anima (Hillmann)?
E noi cosa possiamo fare per aiutare a guarire l’anima del mondo? Forse solo fare racconto.
I Greci lo sapevano ma noi l’abbiamo dimenticato: i miti possono guarire come le parole possono guarire.
Ma allora cosa raccontare?
Ci soccorre Mircea Eliade che ci racconta la storia di uno sciamano siberiano e di come lo sciamano guarisca un malato. “Quest’uomo è malato perchè un morto ha rapito la sua anima” dice. E poi parte in un viaggio ultraterreno fino a ritrovare l’anima del malato e riportargliela.
Ma così siamo tornati a Orfeo!
Ed ecco allora giustificate che le nostre azzardate affermazioni sono diventate un conte philosophique

testo regia e interpretazione di marco m. pernich
musiche di Eleni Karaindrou