Associazione Studio Novecento
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LA PATRIA RICONOSCENTE

drammaturgia di marco m. pernich dal romanzo omonimo di Giulio Cisco

“Dopo una guerra ci sono sempre un sacco di mosche e nascono un sacco di bambini”.
Così nel 1921 a Campòn paese immaginario ma non troppo della bassa veneta nascono 19 bambini.
I bambini crescono nell’Italia di “quando eravamo povera gente”, e crescono come tutti i bambini tra giochi scuola e dottrina mentre svolte epocali portano al potere un nuovo regime e preparano un futuro imprevisto a quegli stessi ragazzini che ignari intanto vivono allo stato brado la loro infanzia tra lucertole e carburo come solo in un’epoca contadina è possibile.
Li ritroviamo nel 1940 ormai fatti giovani uomini quando l’Italia entra in guerra.
Ma al paese con i suoi ritmi contadini non cambia ancora niente: e dopo quindici giorni la guerra con la Francia è già finita. “Ma la pace non è ancora arrivata”.
Così anche i nostri protagonisti vengono arruolati: la partenza è una festa rallegrata dalla damigiana di rosso messa a disposizione dal Podestà. Vengono spediti sui vari fronti: Albania Grecia Yugoslavia Russia Africa.
E poi, dopo le prime catastrofi, in Sicilia all’epoca dello sbarco alleato; e dopo l’ 8 Settembre li troviamo a Cefalonia nei Campi di Concentramento nazisti impegnati nella Guerra Partigiana sul Brenta.
La storia è raccontata come una ballata popolare ilare e triste, comica nella tragedia e tragicamente insensata. E’ raccontata così come la gente racconta la Storia, anzi le storie
–quelle con la ‘s’ minuscola quelle della gente comune che forse non fa la ‘Storia’ ma la vive tutti i giorni sulla sua pelle, la gente piccola normale eppure straordinaria la gente che riescead attraversare le tragedie e ogni giorno concretamente pazientemente ricominciare.

Un racconto popolare ed epico quindi, di quella piccola epica contadina che non lascia spazio al piagnisteo ma affronta ogni giorno con rinnovato coraggio il nuovo giorno.
Uno spettacolo radicalmanente antifascista e radicalmente pacifista che attraverso la vicenda di uomini comuni in cui ognuno di noi potrebbe riconoscersi spesso traditi da quelli stessi che li hanno mandati a combattere senza mezzi senza ordini senza consapevolezza –senza scarpe e senza cappotti denuncia l'assurdità di ogni guerra.
Un bagno nella storia d'Italia per dare "un futuro alla memoria e una memoria al futuro".
Uno spettacolo ilare e ironico tenero e drammatico narrato da due voci e quattro musicisti per un teatro della comunità fuori dagli schematismi intellettualistici del teatro ufficiale.
“E se passate da Campon vi prego …andate a visitare il Monumento ai Caduti.
Sul piedistallo i nomi dei padri caduti nella Prima Guerra Mondiale e nella lapide accanto quelli dei figli morti nella Seconda. Leggetela. Vi prego.
Dice: a memoria imperitura di … la patria riconoscente”.


Drammatrugia e regia di Marco M. Pernich con Marco M. Pernich e Sara Semprini. Musiche scelte e arrangiate dall'Ensemble Musicale di Studio 900. con Filippo Cecconi Martino Pellegrini Corrado Rovida Andrej Sokol