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Il prezzo delle cose che non hanno prezzo
Un teatro segreto e segregato, dove non c'è più pubblico, gli attori provano e riprovano, ma solo per se stessi. La loro stessa identità è ambigua: saranno davvero attori oppure dei semplici reietti, che hanno trovato in uno stabile abbandonato un ricovero sotto la protezione di un fantomatico ex-regista? Là fuori, il mondo dei "normali", con le sue regole spietate, la legge del mercato, i centri commerciali che avanzano con buona pace dell'arte e della cultura…
È l'atmosfera che scaturisce da "Il prezzo delle cose che non hanno prezzo", è una bella riflessione sul senso che può avere, oggi, la scelta di dedicarsi agli altri, al di là delle logiche imperanti dell'interesse; ma anche uno stimolante spunto per ragionare sullo stato di salute/malattia del teatro contemporaneo…
Lo spettacolo non dà risposte, soltanto suggestioni. Ma apre uno spiraglio affinché su questo teatro del buio e della dimenticanza passi un raggio di luce che illumini strade diverse, per un palcoscenico più vicino alle persone. E al mondo che sta là fuori.
Hanno scritto dello spettacolo
Il lavoro, che ha siglato i dieci anni di Ciessevi (Il Centro di servizio per il volontariato per la Provincia di Milano) è una bella riflessione suo senso che può avere, oggi, la scelta di dedicarsi agli altri, al di là delle logiche imperanti dell'interesse, ma anche uno stimolante spunto per ragionare sullo stato di salute/malattia del teatro contemporaneo.
Da una parte il vecchio, che ha impostato tutta la sua vita col calcolo, l'efficienza, la legge del profitto, la razionalità; dall'altra, l'uomo di teatro, uno che voleva cambiare il mondo, che viveva di ideali, di sogni, di bellezza.
Il vecchio e l'artista, in fondo, sono soltanto dei simboli, degli archetipi di due modi di vivere e pensare apparentemente inconciliabili: mente e cuore, profitto e cultura, calcolo e istinto. Lo spettacolo non dà risposte, soltanto suggestioni. Ma apre uno spiraglio affinché su questo teatro del buio e della dimenticanza passi un raggio di luce e che illumini strade diverse, per un palcoscenico più vicino alle persone. E al mondo che sta fuori.
Francesco Pederielli, giornalista
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