In questo tempo confuso che ci è dato in sorte di vivere, possiamo cavalcare le onde dell’oceano in tempesta e fare surf sulla realtà, sperando di sopravvivere o di averne qualche vantaggio, o possiamo scegliere di caricare le nostre "Zattere" con ciò di meglio ed di essenziale il passato ci ha donato, per consegnarle ai giovani che domani, in un porto che non possiamo (ancora) vedere, ne faranno cose meravigliose (che non possiamo nemmeno immaginare). Siccome siamo convinti che senza passato non ci sia futuro, la nostra scelta è stata quella di opporci alla deriva imperante, conservando gelosamente un’idea di Cultura come “coltivazione dell’essere umano” e di progresso che non si riduca a pura innovazione tecnico-scientifica - pur importante e necessaria (e insieme pericolosa) - ma che abbia a che fare coi "beni immateriali" dell’interiorità e forse persino (ma è parola vietatissima oggi) della spiritualità. La città dei morti presenta: fantastica e autentica storia del famoso Maestro e della sua amante Margherita | Officina Europea di Arte dell'Attore da Michail Afanas'evič Bulgàkov Rileggere il Maestro e Margherita è trovare ogni volta significati nuovi e più profondi che risuonano in fondo alle nostre anime. È un suggerimento per un percorso di evoluzione interiore e personale - forse addirittura spirituale - che ciascuno, secondo la sua strada, i suoi mezzi e la tappa in cui si trova nella vita, può intraprendere. Lungi dall’essere un’iniziazione al Male o al Caos il libro è una guida spirituale. Oggi non crediamo più al Diavolo né a nessun altra metafisica, l’unico strumento che resta a Woland per proseguire la sua missione è raccontare ciò che è stato un certo giorno in una certa città, come un apologo. Di qui nasce lo spettacolo: quasi una morality play moderna, per gettare uno sguardo diverso sui valori del mondo in cui stiamo vivendo e che diamo per scontati, inevitabili e addirittura razionali o almeno ragionevoli - ma che forse non lo sono affatto - e che ci stanno conducendo su una china pericolosa in cui il senso stesso delle nostre vite rischia di dissolversi in un nulla rumoroso e rutilante.