IL CIRCO DEI MORTI PRESENTA:
FANTASTICA ED AUTENTICA STORIA DEL FAMOSO MAESTRO
E DELLA SUA AMANTE MARGHERITA

da Il Maestro e Margherita di M.A. Bulgakov

L’intero Progetto va sotto il nome di Voland-19 perché il COVID è stato il nostro Voland!. È
costruito su due assi: un percorso di formazione teatrale a 360 gradi -attore drammaturgia
scenografia etc.- coi giovani; e la creazione di uno spettacolo con la Compagnia.
Lavorando -dal 2019/2020- i due percorsi sono diventati vieppiù divergenti.
Coi ragazzi abbiamo messo in scena il romanzo.
Con la Compagnia attraverso un lunghissimo lavoro di ricerca tra improvvisazioni riscritture in
scena e sperimentazioni abbiamo costruito una ‘parafrasi’ o quella che in musica si chiama
‘parodia’ (cioè ‘riscrittura’) del romanzo in cui in sostanza abbiamo dato la possibilità ai Personaggi
di dire ciò che nel romanzo non hanno potuto dire.

Anche la messa in scena ha preso due strade diverse e con la Compagnia si è imposto il tema del
Circo dei Morti: ‘i morti sono la verità dei vivi’ (T.Kantor).
Oggi noi non crediamo più al Diavolo. Quindi se comparisse a Milano come a Mosca nel 1930 non
otterrebbe lo stesso effetto. Ma il Diavolo ha un compito -eterno-: “sono parte di quella forza che
eternamente vuole il male e eternamente opera per il bene” (Goethe -citato anche da Bulgakov in
epigrafe del romanzo). Quindi deve continuare fino alla fine dei tempi la sua missione: portare il
caos la morte le fake news come strumento di trasformazione e per chi ha un’evoluzione interiore
sufficiente o comunque è un essere umano ‘in cerca’ essere occasione di trasformazione e
addirittura di salvezza. Ma se nessuno crede più che fare? Woland allora ha radunato i suoi accoliti
Korovev e Behemot più Margherita il Maestro Ivan Bezdomnij e Ponzio Pilato trasformati in
saltimbanchi (J.Starobinskij: il Saltimbanco come Guida dell’Oltre) e con loro va in giro a
raccontare la storia dell’ultima volta in cui hanno agito sulla Terra: Mosca 1930. Non uno
spettacolo quindi ma un rito iniziatico cui lo spettatore è ammesso ad assistere attraversando un
portale e che per chi sarà pronto si trasformerà in occasione di ricerca interiore e trasformazione
(in greco ‘metanoia’).

Lo spettacolo cita il romanzo ma non è una messa in scena dello stesso. È una riflessione su di esso
e ci offre una possibilità di riflessione su noi stessi e sulle dimensioni invisibili della realtà che
anche se noi non ci crediamo più esistono e sono efficaci anche nel nostro piano di realtà. Insomma
se fossimo coraggiosi diremmo che lo spettacolo pone la domanda sul ‘senso della vita’ e quindi
sulla struttura intera dell’Universo.

Un lavoro lontano dal teatro-teatrale e dal teatro come intrattenimento o come ricerca
intellettualistica che mette in questione i pilastri stessi della Realtà e delle sue molteplici
dimensioni. Uno spettacolo lontano anni luce del ‘teatro che si fa’ -anzi uno spettacolo che mette
radicalmente in questione il Teatro-che-si-fa e che viene distribuito nei Grandi Teatri o nei Circuiti
che un tempo si chiamavano Alternativi e che oggi ci appaiono -sia gli uni che gli altri- senz’anima.
Uno spettacolo sul Senso. Anche sul Senso del Fare Teatro in un tempo in cui il Teatro è stato
espulso dalla Cultura diffusa e museificato. E sul Senso della Vita -appunto.

Dal punto di vista drammaturgico abbiamo operato per tappe successive: dopo una lunga ricerca
sui materiali testuali prodotti da alcuni drammaturghi abbiamo fatto una lunga serie di impro. Da
tutti questi materiali abbiamo creato un primo testo -sterminato- sul quale abbiamo lavorato per
approssimazioni successive e per vederlo alla prova della scena. Così siamo arrivati a giugno 2021.
A settembre 2021 ho presentato un testo molto ridotto che si è allontanato dalla struttura
narrativa del romanzo che nel testo precedente era ancora conservata. Il testo era sensibilmente
più breve ma ancora lungo.
Abbiamo lavorato quindi alla messa in scena con un’ipotesi di scena e di schema di drammaturgia
visiva. A gennaio 2022 ho presentato un testo ulteriormente riscritto e sensibilmente più breve che
ha portato a una ridefinizione totale della pianta della scena e dell’immagine complessiva.

Testo: Marco M. Pernich su materiali di M.A. Bulgakov, P. Bignami, F. Contini, A. Villa, R. Rossi e
con la collaborazione degli attori della Compagnia.
Messa in scena: Marco M. Pernich
Con: Francesca Contini; Max Toffalori; Stefania Lo Russo; Christian Gallucci; Valentina Sangalli;
Eleonora Pisano; Riccardo Serra
Musiche composte arrangiate ed elaborate da Christian Gallucci
Costumi realizzati da Cristina Vaciago
Scene: Max Toffalori e Marco M. Pernich; realizzate da Giuseppe Serra
Portale: Walter Pazzaia
Tecnici: Andrea Pella Giacomo Piseri
Consulenza scientifica: Prof. Stefano Aloe -Università di Verona
Locandina: Walter Pazzaia
Foto di Scena; Edoardo Panella, Silvia Varrani
Riprese Video: Giorgio Casa

presso
SALA PROVE DI STN-STUDIONOVECENTO
13, 14, 15 maggio ore 21
v. F.L. Menabrea 27 MILANO
(MM3 Maciachini; tram 4 -fermata Maciachini o Farini/Stelvio; 2 fermata Farini/Stelvio)

prenotazione nominativa obbligatoria e green-pass rafforzato
all’indirizzo: organizzazione@studionovecento.com
Siccome siamo convinti che l’Arte non è una Merce
l’ingresso è libero e gratuito.
Vi proponiamo invece un baratto culturale:
noi vi regaliamo il racconto;
voi se volete potete regalarci qualcosa
-meglio se un manoscritto o un manufatto
ma vale assolutamente tutto.