LABORATORIO TEATRO E SVILUPPO PERSONALE

un progetto di marco m. pernich per Studionovecento
in collaborazione con Elisabetta Castagnola

SECONDO PERCORSO. RICORDI DORMIENTI

Ci è stato fatto notare spesso che i percorsi di Laboratorio Teatrale come li intendiamo

noi hanno come valore aggiunto – e non secondario – di permettere a ciascuno di

confrontarsi con strati profondi di sé, oggettivare paure desideri pensieri e leggerli in

una situazione protetta in cui sono maneggiabili, consentendo un sorprendentemente

rapido percorso di sviluppo personale.

Da questa constatazione nasce il Laboratorio che proponiamo.

 

Cosa non è.

Il Laboratorio non è psicodramma. Meno che mai psicoterapia. Nemmeno teatroterapia.

Non è nemmeno un Laboratorio teatrale convenzionale finalizzato a un percorso di

messa in scena di uno spettacolo/saggio finale o di insegnamento di tecniche teatrali o

di di ricerca teatrale – attorale o registica.

 

Cos’è.

Un’occasione.

Un’occasione di incontro con strati profondi di noi stessi in situazione protetta.

Un’occasione di prendesi due ore la settimana per sé. Di spegnere gli

smartphone di disconnettersi e di dedicarsi a quell’attività che oggi appare

marginalizzata che si chiama riflessione.

Riflessione: come fa lo specchio che ci restituisce un’immagine fedele ma non esatta

di noi stessi.

Riflessione come se le cose le immagini i pensieri i vissuti fossero specchi che ci aiutano

a guardare dentro di noi.

Riflessione: fare di noi stessi uno specchio che riflette il mondo e ce ne offre

una lettura diversa.

I miti, i simboli, i livelli invisibili della realtà sono alcuni degli strumenti che

metteremo in gioco nella lettura di noi stessi e del mondo.

 

Com’è

Chiederemo aiuto a Maestri perché ci guidino (Omero; Sofocle; Shakespeare;

S. Benedetto; Jung; Mircea Eliade; Pavese; Jaynes; Damasio; Hillman etc.).

Ci serviremmo di esercizi che vengono dal mondo del teatro dai percorsi di formazione

dell’attore dalle strategie di ricerca sulla messa in scena – compresa la scrittura –

per far emergere l’invisibile.

Cercheremo di sfruttare il miracolo del teatro “epifania dell’invisibile” per capire

​qualcosa di più di noi stessi e del mondo che ci circonda.

Lasceremo ai conduttori il compito maieutico di far emergere i contenuti e ai

partecipanti il compito di essere creatori di se stessi.

 

Quest’anno il lavoro è dedicato a quella funzione misteriosa che chiamiamo memoria.

Tutti noi sappiamo cos’è. Qualche volta ci aiuta; qualche volta ci tradisce; qualche volta

ci abbandona. Ma come funziona davvero? Qual è il nostro ricordo più lontano? E

cos’hanno da dirci i ricordi che abbiamo dimenticato? E con quelli che non abbiamo

dimenticato quante vite diverse si possono costruire? Sono le nostre? O quelle di qualcun altro?

Percorso

1) Ricordi Dormienti

Una introduzione. Strumenti. Esercizi preliminari. Perché Ricordi Dormienti.

La linea del tempo e l’intermittenza dei ricordi.

2) Costellazioni.

I ricordi sono stelle in un cielo buio. Niente le connette se non le linee e le figure che

noi vi riconosciamo. Come attori su un palco (della mente).

3) Le intermittenze della memoria.

Detective della memoria: i ricordi come indizi per ricostruire intere vite (le nostre ma

forse anche vite immaginarie).

4) Raccontare ricordi.

Quante storie si possono costruire con un ricordo? Cos’hanno da dirci queste storie che

non sono la nostra? “Il mondo è una foresta di simboli”.

5) Ricordi risvegliati.

Ripercorriamo il percorso fatto. Cosa abbiamo scoperto? Dove siamo arrivati? Cosa si è

risvegliato dentro di noi?

 

Calendario: mercoledì 2,9,16,23,30 marzo h. 21.00/23.00

Bibliografia:
Marcel Schwob “Vite immaginarie”
Patrick Modiano “Ricordi dormienti”
Jung “Ricordi Sogni Riflessioni”