L'Italia è un Paese teatrale. La vita si è sempre svolta, e forse si svolge tuttora, in piazza. E in piazza ogni avvenimento della vita è teatralizzato: comizi, funerali, processioni, concerti e spettacoli. Così la vicenda racconta di una Compagnia Teatrale che nasce nel 1861 - fondata da due giovani di ritorno dalle imprese garibaldine - e arriva fino ai giorni nostri. Nel microcosmo della Compagnia si riflette il macrocosmo della Società: trasformazioni politiche ma anche sociali, culturali, musicali e persino teatrali. In un colpo d'occhio unitario la Storia dell'Italia Unita si squaderna sotto i nostri occhi. In un tempo che sembra vivere di un eterno presente - come se il passato non fosse mai esistito - lo spettacolo restituisce il senso di un percorso fatto con le sue contraddizioni, i suoi drammi, i suoi episodi straordinari ma soprattutto la sua importanza fondante. Gli Scavalcamontagne: terza puntata | Atelier di Creazione La terza parte del lungo racconto degli Scavalcamontagne affronta un'epoca di trasformazioni epocali di cui solo oggi vediamo le ultime conseguenze. Dal Referendum Istituzionale alla ricostruzione, dal boom economico al '68, scorrono sotto gli occhi degli spettatori anni che hanno trasformato l'Italia più di quanto non abbia fatto l'Ottocento con l'Unità - e forse di tutti i secoli della sua vita precedente dall'Impero Romano in poi. I golpe e i tentativi di golpe, l'avvento del terrorismo, sia di matrice fascista che di estrema sinistra con l'ascesa delle Brigate Rosse, fino al rapimento Moro; racconta anche di come pezzi di Stato o di Servizi deviati abbiano attivamente collaborato al caso degli anni '70 e come poteri politici ed economici, anche sovranazionali, abbiano manovrato per condurre agli esiti che dal '92 in poi conducono all'oggi. La Storia non è andata nella direzione che voleva il popolo, ma non è andata neanche nella direzione che auspicava il potere: il grande progresso civile e sociale del '68 dura ancora oggi, anche se dal punto di vista politico è stato un fallimento. Un affresco appassionante e drammatico che ci restituisce gli anni dell'immediato ieri della Storia d'Italia. Con la Ricostruzione del Dopoguerra Ruggero e Vittoria, assieme al Poeta, riprendono in mano la Compagnia e decidono di rappresentare nuovamente Orestea, dando allo spettacolo un taglio più politico: la tragedia di Eschilo viene riletta come storia del passaggio dalla dittatura alla democrazia. Con l'avvento della televisione il destino del teatro sembra incerto, ma la Compagnia decide di proseguire e trasformarsi cooperativa teatrale. Con il 1968, la generazione dei figli ormai cresciuta rompe con la Cooperativa perché considera il suo metodo teatrale vecchio e superato e le idee politiche non abbastanza radicali. L'Italia sprofonda negli anni di Piombo e nella strategia della tensione e la cooperativa assiste impotente alla stagione delle stragi e della violenza diffusa. Testo e regia di Marco M. Pernich Con Ginevra Bibolotti, Andrea Bonzi, Alessandro Elia, Allegra d’Imporzano, Alessandro Gentile, Giorgia Izzo, Francesco Malloggi, Federico Opiparo, Alice Pareyson, Benedetta Ravelli, Viola Rindone, Elena Sangalli, Leonardo Sarzi-Braga e Iacopo Zotti e con la partecipazione straordinaria di Raffaello Panaccione Durata: in via di definizione