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I fantasmi di Amleto

In questo tempo confuso che ci è dato in sorte di vivere, possiamo cavalcare le onde dell’oceano in tempesta e fare surf sulla realtà, sperando di sopravvivere o di averne qualche vantaggio, o possiamo scegliere di caricare le nostre "Zattere" con ciò di meglio ed di essenziale il passato ci ha donato, per consegnarle ai giovani che domani, in un porto che non possiamo (ancora) vedere, ne faranno cose meravigliose (che non possiamo nemmeno immaginare). Siccome siamo convinti che senza passato non ci sia futuro, la nostra scelta è stata quella di opporci alla deriva imperante, conservando gelosamente un’idea di Cultura come “coltivazione dell’essere umano” e di progresso che non si riduca a pura innovazione tecnico-scientifica - pur importante e necessaria (e insieme pericolosa) - ma che abbia a che fare coi "beni immateriali" dell’interiorità e forse persino (ma è parola vietatissima oggi) della spiritualità. I fantasmi di Amleto | Corso Intermedio II da William Shakespaere "Rileggere anno dopo anno Amleto è confrontarsi con se stessi e col proprio percorso di vita" - scrive Wolff. Per noi tornare ancora una volta su Amleto vuol dire confrontarci ancora con l’archetipo del primo essere umano moderno, cioè il primo di tutti noi: confrontarci con le nostre ragioni contraddittorie, con i nostri desideri in conflitto, con la nostra incapacità di scegliere e con la perdita di punti di riferimento e di scale di valori condivise. Un mondo in dissoluzione quello di Amleto, perché un altro si affermi. Così dentro un teatro - che forse è fuori dal tempo (vi avvengono fatti straordinari, come il ricadere di una moneta lanciata in aria sempre sul lato ‘testa’) - un Direttore chiede a una Compagnia di Attori di mettere in scena un suo breve testo - come in Amleto Atto Terzo. Il testo è la sua autobiografia, o per lo meno il suo fare i conti coi suoi fantasmi. Una messa in scena violenta e disturbante - lontana dal tono filosofico troppo spesso attribuito al testo - che cerca di mettere in luce la violenza dei rapporti umani disfunzionali, sia all’interno della famiglia che nei rapporti tra i sessi. In attesa che qualcosa finalmente cambi (ma avverrà mai?) Testo e regia di Marco M. Pernich In scena Miele Arangio, Lorenzo Blasi, Ludovica Giulia Cataldi, Alice Di Rosa, Elisa Gatto, Martina Greco, Fynn Pelosi, Enea Ramondo, Tudor Salajan, Anne Salvadori e Giorgio Visentin

10 giugno 2026 | h. 21:00

Studio Novecento

(Via Menabrea 27, 20159, Milano - MI)