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Luna Park Dostoevskij

Nel momento in cui l’Umanità, persi tutti i punti di riferimento etici, umani, sacri e abbandonate le regole condivise che hanno dato forma al Mondo - con tutti i loro difetti e criticità - dal secondo dopoguerra in poi, si avvia allegramente verso la propria distruzione. È necessario che qualcuno - ognuno nel suo campo e anche nel suo piccolo - costruisca zattere su cui caricare quello che si può salvare delle conquiste etiche, politiche, umane, scientifiche, filosofiche e artistiche per farle galleggiare sulle acque in tempesta del Nulla, che sembrano sul punto di inghiottirci, e affidarle al futuro. Sulle zattere carichiamo quello che di meglio ci è parso di avere imparato, ereditato e scoperto in tutti questi anni. Non è tutto quello che vorremmo salvare e, nella selezione, il nostro gusto minoritario, le nostre passioni inattuali, i nostri amori inammissibili hanno avuto un ruolo che non vediamo. Sulle zattere di questa nostra piccola flottiglia abbiamo messo tutto ciò in cui crediamo e di cui crediamo che abbia valore. Luna park Dostoevskij | Officina Europea dell'arte dell’attore Inutile rifare Dostoevskij. La trama è arcinota e la complessità dello scavo psicologico è irriducibile alla durata di uno spettacolo teatrale e, in generale, alle leggi non scritte ma ferree del teatro. Quello che ci ha intrigato durante il lavoro di ricerca, e poi durante le prove, è piuttosto la carrellata di tipi umani che Dostoevskij mette in scena accanto e attorno a Raskolnikov. Un girone infernale, un luna park inquietante, un delirio febbrile che mette ripetutamente in crisi le nostre - già scarse - certezze, sulla vita e sul mondo. Un mondo - quello della S. Pietroburgo di Dostoevskij - così incredibilmente simile a quello in cui stiamo vivendo... Abbiamo concentrato la nostra attenzione sui diversi personaggi del romanzo colti nell’attimo fatale, quello che li definisce e li consegna per sempre a ciò che sono. Se “i morti sono la verità dei vivi” (T. Kantor) cogliere i personaggi in un limbo che sta tra la vita e la morte ce ne riconsegna l’ultima verità e ci costringe a confrontarci non solo con loro, ma anche coi nostri giudizi e pregiudizi, coi nostri valori e con le nostre scelte. C’è poi un secondo livello di lettura che, provando, è diventato sempre più chiaro: tutti i Personaggi sono proiezioni mentali di Raskolnikov - con Jung potremmo dire parti della sua psiche. Le sue bassezze e meschinerie, la sua violenza, i suoi desideri fuori controllo, la sua cupio dissolvi (e forse il suo nichilismo) il suo coraggio, la sua generosità e la sua pietà… fino a Sonja che è chiaramente la sua Anima. Allora in scena vediamo il palcoscenico della mente di Raskolnikov che, forse, è il palcoscenico della mente di ciascuno di noi. Ma il Maestro interiore è all’opera … Testo di Marco M. Pernich da Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij Regia di Marco M. Pernich in scena gli allievi dell’Officina Europea dell'arte dell’attore di Studio Novecento: Alfonso Albertini, Domitilla Aloi, Carolina Altieri, Giulia Berruti, Tommaso Chinnici, Raffaello Panaccione, Ferdinando Pecora, Francesco Pederiva, Maya Pincetti, Stefania Rubio Jimenéz e Cecilia Sticchi Durata: 75 minuti

24 gennaio 2026 | h. 20:00

Studio Novecento

(Via Menabrea 27, 20159, Milano - MI)