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“Mi sono chiesto perché mia figlia, che è cresciuta con me, ha respirato l'aria di casa mia ed è sinceramente democratica, non sa niente di quei ventuno mesi... cosa racconterà a suo figlio domani? [...] Così un giorno le ho detto «Prendi la bici che andiamo a fare un giro in città», e mi sono messo a raccontare” (Milano città prigioniera, M. M. Pernich)

Il progetto

“Il testo nasce, oltreché dalle vicende pubbliche di eroi della Resistenza, dalla raccolta di una serie di racconti orali che le vicende della vita e del lavoro mi hanno portato ad ascoltare nel corso di lunghi anni. Dai racconti familiari che hanno costellato le cene dalla mia infanzia e adolescenza - racconti di un tempo in cui la Guerra era ancora molto presente e, sebbene consegnata al passato, la sua eco innervava le conversazioni i rimproveri e persino i proverbi - a quelli di uomini e donne ormai anziani che sul declinare della vita - una vita spesso lunga e operosa - sentivano il bisogno o il desiderio di tornare col ricordo e le parole a quel tempo in cui - molto spesso giovani o giovanissimi - hanno vissuto gli avvenimenti fondamentali della loro vita”.
(Marco M. Pernich, drammaturgo)
Il racconto si snoda dal luglio del 1943 all’aprile del 1945 ed è costruito come un giro non ordinato cronologicamente per la città: un padre porta in giro in bici la figlia cui racconta i racconti raccolti dai genitori, dagli amici dei genitori e insieme quelli più ufficiali dei Partigiani.
Così, accanto a Giancarlo Puecher, ci sono un ragazzo arrestato dalla Muti e liberato per intervento del Cardinale Schuster; un giovane soldato tornato rocambolescamente da Roma dopo l’8 settembre arruolato a forza e spedito in campo d’addestramento in Germania e poi diventato partigiano; gli operai della Grazioli e le ragazze che facevano le staffette per la Resistenza. Uno spaccato di un’epoca - e di una Città - che non c’è più, ma che di quel tempo conserva le tracce.

La messa in scena

La messa in scena rinuncia agli strumenti e agli effetti dello spettacolo tradizionale per affidarsi alla forza delle parole e alla suggestione delle musiche. Un “oratorio laico” in cui nulla distragga dal racconto semplice e piano, ma proprio per questo tanto più coinvolgente e commovente dei fatti.

La locandina

Testo di Marco M. Pernich
Regia di Stefania Lo Russo con Paolo Bignami, Bianca Del Basso, Bianca Cerro, Lorenzo Fonti, Alessandro Gentile, Stefania Lo Russo, Giacomo Piseri e Riccardo Francesco Serra
Con la partecipazione speciale di Andrea Pella (voce), Simone Botti (chitarra) e Roberto Caioti (fisarmonica) Una produzione STN-Studionovecento